Resurrezione: sorgere di nuovo, ricominciare un ciclo e, dunque, ricominciare a vivere dopo un lungo sonno, concreto o simbolico, eterno o meno che sia. E’ un’idea che piace anche a chi non ha fede, a chi non crede alle vicende cristiane o alle teorie sulla reincarnazione. Piace perché tutti vorremmo una nuova chance. Io sono molto legato a questa terra, non ho una fede sufficiente a rassicurarmi riguardo alla vita oltre la morte e per questo temo quel momento che, più tardi possibile, arriva per tutti.

E’ un momento che mi spaventa, lo ammetto, tuttavia sarei disposto ad anticiparlo per non doverlo attendere lungo una via crucis di dolore e non autosufficienza. Mi è sempre piaciuta quella frase del grande Neil Young, contenuta nel testo della celebre canzone “My My Hey Hey (out of the blue)” che dice: “It’s better to burn out than to fade away”, meglio bruciare che spegnere lentamente. E’ la frase che ha riportato un altro grande del rock, Kurt Cobain, sul suo biglietto di addio, prima di premere il grilletto del suo fucile Remington. Certo, i contesti erano diversi e, spesso, a quelle parole sono stati attributi significati negativi, connessi all’uso di droghe, a un modo di vivere autodistruttivo.

A me, invece, piace pensare a quelle parole di Neil Young come a un inno alla vita vissuta pienamente con un consapevole senso di sfida. Consapevole in quanto non incosciente. Consapevole delle nostre capacità, della nostra forza di volontà, dell’obiettivo che vogliamo e delle cose che dobbiamo fare per arrivare a conseguirlo.

E’ l’idea di una vita coraggiosa da immolare a noi stessi, in cui ogni giorno sfidiamo un limite mentale, una pigrizia, una zona di comodo, l’ansia e la bassa autostima che ci limitano e ci inducono a credere di non essere all’altezza (cosa che accade, in effetti, è la profezia che si auto-avvera). Come ho già scritto: la paura del cambiamento ci rende meno vivi. 

Questo, per me, è “bruciare”: ardere di passione per ciò che si vuole essere.

La passione per un progetto nostro, intimo, indipendente dalle convenzioni o dai desideri altrui e, dunque, vissuto senza mentire al prossimo per circostanza.

La vita che conosciamo è a termine e non sappiamo quando scoccherà la freccia che ci sarà fatale: siamo proprio sicuri di voler sprecare il tempo che ci rimane accontentandoci con gratitudine, senza lottare, in attesa di una promessa resurrezione o reincarnazione?

Perché non ci prendiamo adesso la nostra esistenza? Perché non prendiamo un impegno con noi stessi e lasciamo i misticismi, le formule magiche, le balle new-age a quelli che non hanno il coraggio o la forza di impegnarsi qui ed ora? 

Ogni sera ci corichiamo e abbandoniamo il nostro corpo inerme librandoci in un’altra esistenza fatta di quelli che chiamiamo sogni. Ogni sera, si potrebbe dire, risorgiamo per entrare in quel mondo e ogni mattina risorgiamo di nuovo per vivere, in questo. E’ una resurrezione continua, la nostra.

Non ci resta che cercare di capire cosa vogliamo fare della nostra vita, del nostro lavoro, delle nostre attitudini e dei nostri talenti e prendere un impegno serio e inderogabile con noi stessi, scrivendo un bel piano di azione, un calendario di cose da fare per arrivare a essere ciò che veramente vogliamo essere.  Per noi e non per gli altri.

A volte, quando lavoro come coach, mi capita che le persone fuggano dall’ultima seduta, quella che di solito dedichiamo al piano d’azione personale e autodeterminato. E’ la seduta in cui si assume, nei propri confronti, la responsabilità del cambiamento dopo un percorso di coaching in cui ci si è messi in discussione e si è fatta chiarezza sul proprio futuro desiderato.

Per molti, affrontare il piano d’azione significa non avere più scuse, significa cominciare a lavorare sodo con la determinazione di chi non si accontenta e vuole sempre migliorare. In un certo senso significa compiere una vera resurrezione. Questo, a molti, fa paura. E la paura è un recinto in cui ci si spegne lentamente.

Massimo Max Calvi ©2017

La foto è di Takahiro Kyono
Neil Young & Crazy Horse – Zollhafen / Nordmole, Mainz, Germany 28 July 2014

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