Mi piacciono i confini, se non diventano limiti. Dei confini mi piace il senso di contaminazione fra il di qua e il di là. Attraversare una linea, reale o immaginaria, è per me una cosa piacevole. E’ un movimento, un “cambiamento di stato”. Stare con un piede di qua e uno di là è una sfida, è l’attesa di quell’istante in cui si alzerà una delle gambe e si farà una scelta, che a stare immobili prima o poi ci si fa male.

A star fermi il confine diventa un limite, una costrizione, sia a livello fisico sia a livello metafisico. E così mi vengono in mente gli uccelli, che sorvolano, senza vederle, le barriere che gli uomini hanno edificato o semplicemente definito tracciando segni sul terreno.

Anche i pesci non hanno confini. Il mare è come il pensiero, diceva Lucio Dalla, non lo puoi fermare e non lo puoi recintare.

 

Intrecciare cose, cercare punti di contatto e vedere cosa succede

 

Il confine fra Emilia e Romagna sarebbe un torrente, il Sillaro, che scorre a poco più di cento di metri dal mio giardino. Vedo il sole sorgere in Romagna e tramontare in Emilia.

A ovest c’è Bologna, Emilia. A est, là in fondo, c’è Ravenna, capitale bizantina, cuore della Romagna più autentica, secondo me.

Mi piace vivere qui perché mi sento uomo di confine e credo che questo abbia in qualche modo formato la mia identità. Il mio lavoro e le mie passioni confinano con molte cose: dalla comunicazione intrisa di coaching, passando per il Jazz che incontra il Metal. Imprenditore ma anche free-lance, con qualche tocco di artigianato. Tutte cose di me che si sfiorano e si intrecciano lungo una linea che vedo solo io.

 

Nelle terre di confine nascono talenti

 

Nelle terre di confine nascono talenti, tutta gente che sta stretta nel recinto e vuole andare oltre. In che modo? Come si può: col coraggio, con la conoscenza e con il talento. Sì, il talento perché tutti abbiamo un talento.

Nella mia cittadina di 22 mila anime vivono o sono nati musicisti che calcano i palcoscenici di tutto il mondo al fianco di nomi molto famosi: Pierluigi Mingotti, Andrea Innesto, Maurizio Piancastelli, Paolo Caruso, il giornalista Paolo Giacomin, oggi al timone di Quotidiano Nazionale. A pochi chilometri, sullo stesso asse nord-sud, c’è Medicina, terra piatta bolognese spalmata nella bassa pianura che si infila nel Ferrarese e nel Ravennate. Qui troviamo altri talenti: lo chef pluristellato Bruno Barbieri, gli scrittori Corrado Peli (a proposito di terre di confine: leggete il suo romanzo: “i bambini delle case lunghe”) e Caterina Cavina (seguitela su Facebook). Ancora a pochi chilometri c’è il piccolo comune di Mordano, fra il Bolognese e il Ravennate, dove vive lo scrittore e autore Carlo Lucarelli. E Imola, città romagnola che qualcuno ha voluto lasciare per dispetto nel territorio bolognese, è culla di artisti e sportivi di rango, non li elenco perché sono tanti, cito solo un talento di oggi: Andrea Minguzzi, medaglia d’oro olimpica nella lotta e uno del passato: Andrea Costa, il primo deputato socialista in Italia.

 

Mi piace pensare che sentirsi al confine stimoli la creatività

 

Non sono un antropologo né un sociologo ma credo nel confine che stimola la creatività e la voglia di emergere. Sicuramente nei territori di confine non ci sono tutte le opportunità di una grande città. Però possiamo spostarci per cercarle, queste opportunità. Lo fai da giovanissimo, quando attraversi la linea per trovare qualcosa che a casa manca o scarseggia: il divertimento, la scuola giusta, le ragazze, il lavoro, la felicità. Non ti spaventa il viaggio, sfidi la comodità, cerchi stimoli e trovi soluzioni, tieni lo sguardo fuori, perché se lo abbassi ti pianti come nelle sabbie mobili. E questo vale anche quando il confine non è rappresentato plasticamente da un cartello stradale. Questo, secondo il mio modo di vedere, vale anche e soprattutto quando il confine è solo una percezione, o un condizionamento educativo e sociale.

 

Se ti arrendi e non guardi più oltre diventi brutto e sempre più diffidente nei confronti dell’altro

 

Se rinunci a vedere oltre e ti accontenti, abbassando lo sguardo, non ti accorgi che nel tempo quella impalpabile demarcazione aumenta di spessore e diventa un muro di paure, pregiudizi e di ignoranza. Mattoni su mattoni che ti annebbiano i pensieri e ti fanno diventare diffidente e brutto nei confronti di chi passa, o di coloro che cercano di oltrepassare la linea delle tue comode certezze, quelle che ti proteggono dalla visione di chi sei diventato.

 

Massimo Max Calvi

©2018

Commenti Facebook
Share This