Ho visto Maradona più in alto di Gesù. No, non era una visione. No, non sono un tifoso e la domenica in casa mia quando al Tg partono i servizi sulle partite cambiamo canale.

Però Maradona lassù io l’ho visto davvero.

Accadde nella bollente estate del 1986 in un certo paese, vicino a Caserta. Un luogo che, all’epoca, non era certo come oggi. Arrivando da Bologna per fare il militare, dopo un lungo viaggio notturno in treno, la prima cosa che vidi, nel biancore abbagliante del tutto, fu una nonnina vestita di nero con un somaro e un carretto. La prima cosa che annusai fu un deciso e pungente odore di catrame e di calce in polvere.

La notte, quando eravamo di guardia, camminavamo lungo il perimetro indossando l’elmetto poiché di là dal muro della caserma qualcuno ci lanciava sassi. La sera si usciva in gruppo, perché da soli era sconsigliato. Una volta eravamo in due e stavamo rientrando dalla libera uscita, erano quasi le 23. Ci circondarono e ci chiesero dei soldi mostrandoci un coltello. Erano ragazzini. Piccoli, di 10, 11 anni. Ma erano tanti. Siccome alcune ore prima avevamo donato qualche mille lire a uno di loro, che ci riconobbe, fummo graziati e scortati come Vip fino alla porta del corpo di guardia.

In caserma si mangiava male, anche perché c’era un sottufficiale con un forte appetito che sovente caricava la sua macchina con le vivande migliori e se ne andava passando dalla porta carraia. Per cenare noi uscivamo ogni sera, se non eravamo di turno per qualche servizio, e andavamo da Peppino a mangiare la pizza. Una pizza davvero buona, che non dimentico.

Da Peppino si stava bene, era un’oasi di normalità, ci sentivamo a casa. Da Peppino c’erano le postazioni con il “conta-scatti” per telefonare alla morosa senza usare i gettoni e si poteva andare di persona in cucina.  Se volevi aggiungere il salame piccante aprivi il frigo, tagliavi le fette che volevi e le posavi sulla mozzarella. Se volevi una caprese con la bufala che sudava latte potevi anche fartela da solo.

Peppino ti faceva sentire in famiglia.

Da Peppino, dietro il bancone del bar, c’era appeso un Crocifisso bello grande, con un rametto di ulivo rinsecchito incastrato nel gancetto. Sopra, più in alto di almeno 30 centimetri, un grandissimo poster di Maradona con la maglia del Napoli.
Entravi, vedevi Maradona lassù all’ottavo cielo, e salutavi Peppino che sorrideva.

Un giorno arrivammo da Peppino e trovammo chiuso, senza preavviso e senza cartelli. Trovammo un’altra pizzeria, ma Maradona non c’era più.

 

 

Foto di Daniel Joshua Paul da Pixabay

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